Arte Nucleare

Enrico Baj, grand pataphysysicien, fonde le mouvement Arte Nucleare à Milan avec Sergio Dangelo et Joe Colombo en 1950. Ce mouvement est considéré comme l’équivalent italien du groupe CoBra. Toutefois, le groupe s'intéresse en premier lieu aux recherches scientifiques de l'époque. Il privilégie donc les formes liées à l'univers de la biologie, les cellules, les virus, les microbes et va jusqu'à marquer son intérêt pour le champignon atomique et la radioactivité. Une problématique d'époque. Avant la création officielle du groupe, deux expositions résonnent comme l'annonce du groupe Arte Nucleare. La première a lieu à Milan, à la Galleria del Milione du 13 au 26 octobre 1951 pour présenter les travaux de Gianni Dova ; et la seconde à Florence à la Galleria Numero du 6 au 15 octobre 1951 pour présenter Gianni Bertini. Le mot "Nucleare" est utilisé pour la première fois en novembre 1951 à la Galleria San Fedele où Enrico Baj et Sergio Dangelo sont exposés.

Baj et Dangelo, atelier via Teulli , Milan, décembre 1951

Principales expositions: 

Pittura Nucleare, Galerie San Fedele, Milan, 1950 ; Proiezioni Nucleari, Amici della Francia, corso Vittorio Emanuele, 31, Milano 16-24 maggio 1952 ; Prefigurazione, Milan 1953.

Textes fondateurs: 

Manifeste de la Peinture Nucléaire
LES NUCLÉAIRES veulent abattre tous les 'ismes' d'une peinture qui tombe invariablement dans l'académisme, quelque soit sa genèse. Ils veulent et ils peuvent réinventer la peinture. Les formes se désintègrent : les nouvelles formes de l'homme sont celles de l'univers atomique. Les forces sont les charges électroniques. La beauté idéale n'appartient plus à une caste de héros stupides; ni au robot. Mais elle coïncide avec la représentation de l'homme nucléaire et de son espace. Nos consciences chargées d'explosifs imprévus préludent à UN FAIT. Le nucléaire vit dans cette situation, que seuls les hommes aux yeux éteints ne peuvent pas saisir. La vérité ne nous appartient pas : elle est dans L'ATOME. La peinture nucléaire documente la recherche de cette vérité.
Manifesto Contro lo stile, Milano settembre 1957
Nel febbraio 1952 il primo manifesto nucleare affermava la nostra volontà di voler combattere ogni concessione a qualunque sorta di accademismo. Così si esprimeva la nostra rivolta contro il dominio dell’angolo retto, dell’ingranaggio, della macchina, contro l’astrazione fredda e geometrica. Da allora abbiamo proseguito nella sperimentazione di ogni possibile risorsa tecnica, dall’automatismo «tachiste» o oggettivo a quello soggettivo, al grafismo, alla «action painting», al gesto, al calligrafismo, alle emulsioni, frottages, polimaterismo, sino alle acque pesanti di Baj e Bertini (1957). Alle sperimentazioni tecniche si accompagnarono, per vicendevoli suggestioni, nuovi linguaggi: dagli spazi immaginari (cfr. Pierre Restany), e «stati della materia» del 1951 (Baj e Dangelo), alle «prefigurazioni» del 1953 (Baj, Dangelo, Colombo e Mariani) alle «Nuove flore» (Dangelo) e «personaggi, animali e favole» (Baj e Jorn) del 1956, sino alle «situazioni atomizzate» del 1957 (Baj e Pomodoro). Ma ogni invenzione rischia ora di divenire oggetto di ripetizioni stereotipe a puro carattere mercantile: è quindi urgente intraprendere una vigorosa azione anti-stilistica per un’arte che sia sempre «autre» (cfr. Michel Tapiè). «De Stijl» è morto e sepolto ed è al suo contrario l’antistile – che spetta ora di abbattere le ultime barriere della convenzione e del luogo comune, le ultime che la stupidità ufficiale possa ancora opporre alla definitiva liberazione dell’arte. Già l’impressionismo liberò la pittura dai soggetti convenzionali; cubismo e futurismo a loro volta tolsero l’imperativo dell’imitazione oggettiva e venne poi l’astrazione per dissipare ogni residua ombra di illusoria necessità di rappresentazione. L’ultimo anello di questa catena sta per essere oggi distrutto: noi nucleari denunciamo oggi l’ultima delle convenzioni – lo stile. Noi ammettiamo come ultime possibili forme di stilizzazione le «proposizioni monocrome» di Yves Klein (1956-1957): dopo di ciò non resta che la «tabula rasa» o i rotoli di tappezzeria di Capogrossi. Tappezzieri o pittori: bisogna scegliere. Pittori di una visione sempre nuova e irripetibile, per i quali la tela è ogni volta la scena mutevole di una imprevedibile “commedia dell’arte”. Noi affermiamo l’irripetibilità dell’opera d’arte: e che l’essenza della stessa si ponga come «presenza modificante» in un mondo che non necessita più di rappresentazioni celebrative ma di presenze. Firmatari: Arman, Enrico Baj, Bemporad, Gianni Bertini, Jacques Colonne, Stanley Chapmans, Mario Colucci, Dangelo, Enrico De Miceli, Reinhout D’Haese, Wout Hoeboer, Hundertwasser, Yves Klein, Theodore Koenig, Piero Manzoni, Nando, Joseph Noiret, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro, Pierre Restany, Saura, Ettore Sordini, Serge Vandercam, Angelo Verga.

Artistes associés: 

Gianni Bertini, Joe Colombo, Sergio Dangelo, Gianni Dova, Lucio Fontana, Asger Jorn, Leonardo Mariani, Antonino Tullier, Enzo Preda, Ettore Sordini, Angelo Verga.

Artistes à rapprocher: 

Arman, Orlando Bernardi, Remo Cantoni, Giorgio Kaisserlian, Yves Klein, Maria Luisa Spaziani.

Courant, mouvement, lieu à rapprocher: